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ITALIANS FOR DARFUR

Direttamente da IB4D giro il post sul blog.
Il procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo, ha presentato un dettagliato rapporto il 5 giugno scorso sulla situazione dei diritti umani in Darfur al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a New York. La notizia non ha avuto eco nei quotidiani e nei TG italiani
AL VIA ANCHE IN ITALIA LA CAMPAGNA INTERNAZIONALE PER LA GIUSTIZIA IN DARFUR

ITALIANS FOR DARFUR lancia un appello per la consegna dei criminali di guerra al Tribunale Penale Internazionale. Testimonials d´eccezione i NEGRAMARO.

Roma, 5/6/08 " Parte oggi, anche in Italia, la campagna internazionale per la giustizia in Darfur, grazie alla collaborazione nata tra Italians for Darfur, associazione per i diritti umani in Darfur e membro della Save Darfur Coalition, e i Negramaro, una delle pi๠importanti e note band italiane.
“Gi๠le mani dagli occhi " Via le mani dal Darfur” è il messaggio del video, presentato in anteprima al concerto del 31 Maggio a San Siro, attraverso il quale i NEGRAMARO rilanciano l´appello di Italians for Darfur al Governo Italiano affinchè esprima profonda preoccupazione, presso le Nazioni Unite, per la volontà  del governo sudanese di non consegnare alla Corte Penale Internazionale i due principali sospettati di crimini contro l´umanità , Ahmad Harun and Ali Kushayb.

Il video vuole essere anche una denuncia del silenzio dei media sulla crisi umanitaria in corso da oltre cinque anni in Darfur, che ha provocato oltre 300.000 morti e due milioni e mezzo di sfollati: i sei componenti della band salentina, che hanno gli occhi coperti da mani non proprie, sono seduti a semicerchio davanti a un televisore non sintonizzato.

 

Il procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo, riferirà  oggi 5 giugno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a New York, della situazione dei diritti umani in Darfur.
Il Tribunale Penale Internazionale ha emesso un mandato di arresto per i due principali sospettati di gravi crimini contro l´umanità  da oltre un anno, dal 27 Aprile 2007. Ahmad Harun e Ali Kushayb, rispettivamente Ministro agli Affari Umanitari e capo della milizia janjaweed, hanno a loro carico ben 51 capi di accusa per crimini di guerra e crimini contro l´umanità , incluse esecuzioni sommarie, persecuzioni, torture e stupro, ma non sono stati ancora consegnati dal governo sudanese all´ autorità  internazionale.
Italians for Darfur e le associazioni della Save Darfur Coalition chiedono che le Nazioni Unite adottino una nuova risoluzione affinchè il Sudan cooperi completamente con la Corte Penale Internazionale.

*Il comunicato è stato invece ripreso dalle agenzie ANSA, ADNKRONOS, APCOM, ILVELINO.

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Zemanta Pixie

Terremoto in China

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Originally uploaded by yelingyang.


Una delle tante fotografie del terremoto nel Sichuan in Cina. Tutte le altre le potete trovare qui ma avverto che molte sono per un pubblico adulto e soprattutto non impressionabile

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Lo stupro come arma: il Darfur è anche questo.

“I could hear the women crying for help, but there was no one to help them.”

 

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Dal 2003, inizio del conflitto in Darfur, migliaia di donne e bambine sopra gli otto anni sono state stuprate e ridotte a schiave sessuali dai miliziani janjaweed. Gli attacchi avvengono spesso mentre le donne si allontanano dai campi profughi, per le normali attività di ogni giorno, e gli stupratori sono quasi sempre in gruppo. Di ritorno al campo, le donne vengono rinnegate dalle loro stesse famiglie.
Lo scopo dei janjaweed, con la complicità delle forze regolari sudanesi, è infatti umiliare, punire, controllare, e terrorizzare la comunità da cui provengono. Lo stupro diventa così un’arma e porta, oltre al trauma in sè, le mutilazioni genitali, le ferite, l’alto rischio di contrarre e diffondere l’AIDS e altre malattie sessuali.
Refugees International ha ora rilasciato “Laws Without Justice”, un dossier sull’accesso ai servizi legali delle vittime di stupro in Sudan: ne emerge un quadro dalle tinte fosche, in cui le donne sono vittime due volte.
Un chiaro esempio è il rischio, per la donna che denuncia le violenze ma che non riesca a provarle, di essere accusata di “zina”, adulterio: la pena è morte per lapidazione per le donne sposate o centinaia di frustate per chi non lo sia.
Anche il ricorso alle cure mediche fornite dalla ONG presenti in Darfur risulta difficile e rischioso. Le ONG sottostanno alle rigide regole del Governo per continuare a operare nel terriorio, nonostante intimidazioni e attacchi, e perdono così molta della fiducia delle vittime, costrette spesso a compilare un modulo di denuncia che le espone ai rischi della giustizia sudanese.
Queste sono solo due delle conclusioni a cui sono giunte le analisi della Refugees International. Il resto lo trovate qui.
Link: “Darfur Advocacy Agenda“: come fermare la violenza sessuale in Darfur

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Beslan : ancora problemi per Putin

Putin di nuovo nell’occhio del cilcone dopo un video inedito dell’attentato di Beslan dove morirono molti bambini. Il video in questione farebbe ricadere la colpa sul fuoco dei militari russi e non a esplosioni interne riguardo molte vittime.

Pi๠di 300 morti, molti dei quali bambini. Una strage che difficilmente si potrà dimenticare e ora questa notizia capovolge la verità fino ad ora conosciuta.

Come accade sempre pi๠negli ultimi tempi, la Russia si colora di giallo e di nero. Servizi segreti, insabbiamenti, verità negate, morti sospette.

Putin è sempre in mezzo a questi guai, è solo sfortunato?

News

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Chavez e la represion

Una mia lettrice venezuelana, Cristina, (ormai sta diventando una corrispondente dall’estero), mi ha segnalato due nuovi video apparsi su riguardanti la “repressione”in atto nel Venezuela ad opera di quella “personcina a modo” di Chavez.

C’è ancora qualcuno che si ostina a dire che questo di Hugo Chavez non sia un regime, solo perchè lui le manifestazioni le fa fare mica ti dice di non farle, giusto, tranne poi massacrare i manifestanti che annaspano tra lacrimogeni,legnate e qualche pallottola che casualmente si conficca nella carne di qualche studente.

Bisogna guardare per capire e conoscere per poi parlare.

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