Tag Archives: Darfur

congo: e’ genocidio

Di solito dalle pagine di questo blog quando si parla di diritti umani inevitabilmente si fa riferimento al Darfur. In questo caso bisogna cominciare anche a parlare, purtroppo,°  di RD del Congo.

Soprattutto i vescovi dell´area si sono mobilitati facendo sapere al mondo intero cosa sta avvenendo nel paese. Stupri sistematici di massa (ne abbiamo parlato riguardo al Darfur), uccisioni dei pi๠giovani e di bambini. Un sotto gli occhi dei caschi blu che rimangono immobili (ancora l´inutile ONU).

Tutto dipende dalle che fanno gola a molti nell´est del paese e che sono il fulcro di questa triste vicenda che sta tingendo di rosso quella zona d´Africa.

Non solo Onu ma anche lo stesso governo del paese in balia dei ribelli. Non riesce a dare nessun tipo di aiuto e non ha pi๠la gestione reale di quell´area.

Ancora una volta ci troviamo a°  dover parlare, in molti blog e portali, di fatti gravi che avvengono in Africa. Di piccole grandi guerre il mondo ne è pieno, ma sono sempre le solite ad essere presenti su Tv e giornali. Le altre, quelle “minori” vengono giornalmente emarginate sia dagli organi di informazione sia dalla politica internazionale.

Unica nota lieta di poche ore fa è il trasferimento di 60000 sfollati da parte dell´Onu in zone protette.

L´ennesimo genocidio sotto gli occhi del mondo a cui non si riesce a rispondere a dovere. Morti innocenti che crescono, violenze che non cesseranno mai di esistere.

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Petizione ai Capi di Stato del G8 per il Darfur

Italians for Darfursostiene in Italia l’iniziativa di Human Rights First sulla petizioneai Capi di Stato del G8 affinchè prendano una decisione concreta sullacrisi del Darfur.In due settimane i capi di Stato e di Governo dei Paesi del G8 (USA,Canada, Giappone, Regno Unito, Germania, Francia, Italia e Russia) siincontreranno durante il summit annuale in Giappone per discutere diquestioni di interesse globale.à‰ evidente come la violenza in Darfur, che ha provocato piຠdi300.000 morti e 2.000.000 di sfollati, sia una questione di interesseglobale.L´imminente summit del G8 di Hokkaido, Giappone, si colloca in unmomento particolarmente delicato per la popolazione del Darfur e ditutto il Sudan. L´intensificarsi delle violenze in Darfur ha causatocentinaia di morti e di sfollati. I recenti combattimenti di Abyeipongono a rischio il già  fragile Comprehensive Peace Agreement (CPA)tra il nord e il sud del Paese.Il Governo del Sudan e il mondo intero presteranno la massima attenzione al G8.La scorsa settimana oltre 40 organizzazioni non governative, inrappresentanza di tutti gli Stati membri del G8 e del Sudan, hannoinviato un appello ai Capi di Stato e di Governo del G8 e del Sudan, esortando l´adozione delle seguenti misure:• Cessazione immediata delle violenze in Darfur.• Interruzione del trasferimento, diretto o indiretto, di armi inDarfur, il quale avviene in palese violazione dell´embargo delleNazioni Unite• Rapido dispiegamento della forza di peacekeeping in Darfur (United Nations African Mission in Darfur – UNAMID).• Un rafforzato processo di pace in Darfur.• Giustizia e responsabilità  per i crimini commessi.

Zemanta Pixie

L’Onu si accorge del dramma degli stupri di massa

Non è poi passato molto tempo da quando su questo blog pubblicai un resoconto .

Da sempre lo stupro di massa in guerra è stato presente, ma è da un decennio ch4e questo viene usato militarmente per scopi ben precisi, pulizia etnica o come deterrente contro eventuali rivolte. L’ONU si accorge finalmente di questa tragedia e con la risoluzione 1820, firmata da oltre 30 stati membri tra cui l’Italia, ha finalmente ammesso che lo stupro di massa è una tattica militare ed è equiparata ad atti di terrorismo internazionale.

Gli USA, favorevoli alla risoluzione puntano il dito sulla Birmania dove lo stupro è all’ordine del giorno, ma si dimentica troppo facilmente dei propri militari che si sono macchiati in questi anni di atti simili. Ban Ki-Moon applicherà  la tolleranza zero verso cose simili, mettendo dentro allo stesso calderone anche i caschi blu che in passato sono caduti nello stesso vizietto.

Human Right Watch e Amnesty International hanno esposto il loro apprezzamento nei confronti di una risoluzione che finalmente alza il tiro contro gli stiupri di massa. Non è dello stesso avviso l’Unifem che si è detta sconcertata dal ritardo con cui l’ONU ha centtrato il problema, un problema che colpisce le donne in guerra pi๠della morte degli stessi soldati. Avverte che in Africa c’è ancora molta omertà  su fatti del genere.

Ed in effetti basti pensare ai “CAMPI-STUPRO” in Sudan. Quel Sudan violento, che in Darfur miete vittime ogni giorno e miete vittime di ogni genere. Quel Sudan violento protetto dalla Cina,dal Sud Africa, Indonesia e Libia.

In Africa quindi ed è la denuncia partita dal NY Times, il Darfur e il Congo Orientale sono veri e propri “super campi stupro” dove sono troppe le donne che quotidianamente sono vittime di aggressioni sessuali. Il tutto nell’indifferenza di Onu, Ue e USA, che con questa risoluzione cercano probabilmente di lavarsi la coscienza.

Link Utile per capire gli orrori che le donne devono subire in zone di guerra

http://www.womeninwarzones.org/

QUESTO ARTICOLO LO TROVI ANCHE SU IB4D

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ITALIANS FOR DARFUR

Direttamente da IB4D giro il post sul blog.
Il procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo, ha presentato un dettagliato rapporto il 5 giugno scorso sulla situazione dei diritti umani in Darfur al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a New York. La notizia non ha avuto eco nei quotidiani e nei TG italiani
AL VIA ANCHE IN ITALIA LA CAMPAGNA INTERNAZIONALE PER LA GIUSTIZIA IN DARFUR

ITALIANS FOR DARFUR lancia un appello per la consegna dei criminali di guerra al Tribunale Penale Internazionale. Testimonials d´eccezione i NEGRAMARO.

Roma, 5/6/08 " Parte oggi, anche in Italia, la campagna internazionale per la giustizia in Darfur, grazie alla collaborazione nata tra Italians for Darfur, associazione per i diritti umani in Darfur e membro della Save Darfur Coalition, e i Negramaro, una delle pi๠importanti e note band italiane.
“Gi๠le mani dagli occhi " Via le mani dal Darfur” è il messaggio del video, presentato in anteprima al concerto del 31 Maggio a San Siro, attraverso il quale i NEGRAMARO rilanciano l´appello di Italians for Darfur al Governo Italiano affinchè esprima profonda preoccupazione, presso le Nazioni Unite, per la volontà  del governo sudanese di non consegnare alla Corte Penale Internazionale i due principali sospettati di crimini contro l´umanità , Ahmad Harun and Ali Kushayb.

Il video vuole essere anche una denuncia del silenzio dei media sulla crisi umanitaria in corso da oltre cinque anni in Darfur, che ha provocato oltre 300.000 morti e due milioni e mezzo di sfollati: i sei componenti della band salentina, che hanno gli occhi coperti da mani non proprie, sono seduti a semicerchio davanti a un televisore non sintonizzato.

 

Il procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo, riferirà  oggi 5 giugno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a New York, della situazione dei diritti umani in Darfur.
Il Tribunale Penale Internazionale ha emesso un mandato di arresto per i due principali sospettati di gravi crimini contro l´umanità  da oltre un anno, dal 27 Aprile 2007. Ahmad Harun e Ali Kushayb, rispettivamente Ministro agli Affari Umanitari e capo della milizia janjaweed, hanno a loro carico ben 51 capi di accusa per crimini di guerra e crimini contro l´umanità , incluse esecuzioni sommarie, persecuzioni, torture e stupro, ma non sono stati ancora consegnati dal governo sudanese all´ autorità  internazionale.
Italians for Darfur e le associazioni della Save Darfur Coalition chiedono che le Nazioni Unite adottino una nuova risoluzione affinchè il Sudan cooperi completamente con la Corte Penale Internazionale.

*Il comunicato è stato invece ripreso dalle agenzie ANSA, ADNKRONOS, APCOM, ILVELINO.

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Lo stupro come arma: il Darfur è anche questo.

“I could hear the women crying for help, but there was no one to help them.”

 

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Dal 2003, inizio del conflitto in Darfur, migliaia di donne e bambine sopra gli otto anni sono state stuprate e ridotte a schiave sessuali dai miliziani janjaweed. Gli attacchi avvengono spesso mentre le donne si allontanano dai campi profughi, per le normali attività di ogni giorno, e gli stupratori sono quasi sempre in gruppo. Di ritorno al campo, le donne vengono rinnegate dalle loro stesse famiglie.
Lo scopo dei janjaweed, con la complicità delle forze regolari sudanesi, è infatti umiliare, punire, controllare, e terrorizzare la comunità da cui provengono. Lo stupro diventa così un’arma e porta, oltre al trauma in sè, le mutilazioni genitali, le ferite, l’alto rischio di contrarre e diffondere l’AIDS e altre malattie sessuali.
Refugees International ha ora rilasciato “Laws Without Justice”, un dossier sull’accesso ai servizi legali delle vittime di stupro in Sudan: ne emerge un quadro dalle tinte fosche, in cui le donne sono vittime due volte.
Un chiaro esempio è il rischio, per la donna che denuncia le violenze ma che non riesca a provarle, di essere accusata di “zina”, adulterio: la pena è morte per lapidazione per le donne sposate o centinaia di frustate per chi non lo sia.
Anche il ricorso alle cure mediche fornite dalla ONG presenti in Darfur risulta difficile e rischioso. Le ONG sottostanno alle rigide regole del Governo per continuare a operare nel terriorio, nonostante intimidazioni e attacchi, e perdono così molta della fiducia delle vittime, costrette spesso a compilare un modulo di denuncia che le espone ai rischi della giustizia sudanese.
Queste sono solo due delle conclusioni a cui sono giunte le analisi della Refugees International. Il resto lo trovate qui.
Link: “Darfur Advocacy Agenda“: come fermare la violenza sessuale in Darfur

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