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Seguo da vicino la nascita della piattaforma italiana di citizen journalism e come molti sono impaziente di utilizzarla. Facendo un giretto nei miei referrers mi sono imbattuto in questo link http://www.agoravox.nu/plugins/AV/rss2/posts.php?id=44. che stia per arrivare il giorno fatidico? Credo proprio di si…
Ecco a voi il mammo. Non è il film di Schwarzy ma è realtà. La storia è quella di Thomas Beartie. E’ ancora donna ma in un corpo di uomo. Peluria, fattezze del tutto maschili ma con l’apparato genitale femminile lasciato proprio per colmare un vuoto: avere un figlio.
Ma si può avere un figlio pur essendo uomo, mentre qui sorge una perplessità che vorrei fosse ripresa e commentata anche da altri. Non si tratta di avere un figlio, qui si tratta di volerlo da donna che partorisce, un sentimento più vicino alla donna (madre) che all’uomo. Siete d’accordo? Anche a voi sorgono perplessità in merito? Dal punto di vista morale non la giudico. Invece la gravità la trovo nella debolezza psichica che un essere umano può avere in certi momenti. Perchè se vuoi essere uomo non vuoi essere donna/madre ma vuoi un figlio come un uomo. C’è una grossa lacuna psicologica più che morale in tutto ciò segno evidente che non è così naturale come vogliono farci apparire e se lo dico io che sono in ogni caso esente da moralismi di sorta, vuol dire che la notizia è grave non certo solo gossip e curiosità. Essere mentalmente un uomo ma fare un figlio da donna! Dovevano fermarla? Ma la legge non può negare a nessuno di procreare. Sarebbe importante capire cosa spinge una donna a voler diventare uomo e poi a fermarsi un attimo e diventare in modo temporaneo di nuovo donna per poter essere madre. Ecco perchè andava fermata. Non perchè esistano leggi per impedire la procreazione ma perchè a livello psicologico non è stata seguita e forse il clamore che la notizia avrebbe automaticamente destato andava bene a qualche dotto scienziato o a qualche autorevole testata. In ogni caso i presupposti per bloccare la gravidanza c’erano… ma a quanto pare la libertà personale è inviolabile sempre anche a costo di generare il classico mostro!
Non fai in tempo a digerire e assimilare Posterous che subito dietro l’angolo del web compare una nuova applicazione dedita al microblogging, Identi.ca che non è un gioco di parole. Tanti sono i fratellini e le sorelleine di Twitter nati e abbandonati spesso. Ma una possibilitò non la si nega a nessuno. Certo forse sarebbe ora di inventarsi qualcosa di nuovo ma la curiosità è sempre forte.
Italians for Darfursostiene in Italia l’iniziativa di Human Rights First sulla petizioneai Capi di Stato del G8 affinchè prendano una decisione concreta sullacrisi del Darfur.In due settimane i capi di Stato e di Governo dei Paesi del G8 (USA,Canada, Giappone, Regno Unito, Germania, Francia, Italia e Russia) siincontreranno durante il summit annuale in Giappone per discutere diquestioni di interesse globale.É evidente come la violenza in Darfur, che ha provocato piú di300.000 morti e 2.000.000 di sfollati, sia una questione di interesseglobale.L’imminente summit del G8 di Hokkaido, Giappone, si colloca in unmomento particolarmente delicato per la popolazione del Darfur e ditutto il Sudan. L’intensificarsi delle violenze in Darfur ha causatocentinaia di morti e di sfollati. I recenti combattimenti di Abyeipongono a rischio il già fragile Comprehensive Peace Agreement (CPA)tra il nord e il sud del Paese.Il Governo del Sudan e il mondo intero presteranno la massima attenzione al G8.La scorsa settimana oltre 40 organizzazioni non governative, inrappresentanza di tutti gli Stati membri del G8 e del Sudan, hannoinviato un appello ai Capi di Stato e di Governo del G8 e del Sudan, esortando l’adozione delle seguenti misure:• Cessazione immediata delle violenze in Darfur.• Interruzione del trasferimento, diretto o indiretto, di armi inDarfur, il quale avviene in palese violazione dell’embargo delleNazioni Unite• Rapido dispiegamento della forza di peacekeeping in Darfur (United Nations African Mission in Darfur - UNAMID).• Un rafforzato processo di pace in Darfur.• Giustizia e responsabilità per i crimini commessi.
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